Ssstt, il Capo Fuma!

Ssstt, il Capo Fuma!

Questa è una storia vera (o quasi) di ragazzi carpigiani, un po’ border line, successa pare ai primi degli anni ’60. Sono tanti anni che volevo rievocarla, ma non avevo elementi sufficienti. Oggi, grazie all’apporto di varie fonti, posso finalmente tentare di farlo, anche se resta delle incertezze di fondo.

Forse non tutti particolari saranno quelli originali, ma la sostanza fu quella; la narrazione nei decenni si è trasformata in un episodio da leggenda, dove il prosatore di turno si sente autorizzato a mettere o modificare particolari narrativi a proprio piacimento per aumentare “l’eclatanza” del racconto.

Ebbene… un giorno d’estate a gruppetto di giovani teddy boys carpigiani, oggi tutti molto conosciuti, venne in mente di divertirsi, fermando il traffico di una importante strada di comunicazione. Una gran bella idea! Non vi pare?

Il più giandone di loro si distese in mezzo all’asfalto di traverso alla strada, assumendo la stessa posa della statua del Canova, raffigurante Paolina Borghese; tirò fuori una paglia e si mise a fumare tranquillamente.

Un camion non tardò ad arrivare e l’autista, vedendo il trambusto e la carreggiata occupata, si fermò e scese per chiedere cosa fosse successo… Forse un incidente !? Forse un quelchidùun ch al stèeva mèel?!

“’Sa gh è? “ chiese subito il camionista preoccupato.

Uno dei ragazzi si diresse verso di lui e, mettendosi un dito su naso e bocca, intimò: “Sssttt… il capo fuma!”

Il mentecatto continuava beatamente a star sdraiato in mezzo alla strada con la sigaretta in bocca e accennava un sorriso beffardo e ammiccante.

… Due o tre secondi di silenzio… L’uomo osservava la scena e poi… “Aa sè? A iò capìi!” – fece il camionista – “Adèesa a gh pèins mè a sistemèer la facènnda!”

Andò nella cabina del camion e prese una catena di ferro (ma c’ė chi narra addirittura che si trattasse di un cric), scese e si diresse con decisione verso l’ostacolo umano e poi cominciò a frustare senza pietà il povero sciagurato.

Poco dopo il camion ripartiva tranquillamente con la strada sgombra.

Questa è la versione che gira maggiormente a Carpi.
Ma ci sono altri preziosi contributi, con varianti e precisazioni…
Renato Cucconi (Carpi) afferma: “Con certezza il fatto è vero per Carpi; successe nelle vicinanze dell’acquedotto, in prossimità dell’attuale semaforo di via dei Cipressi (cimitero); bisogna tenere conto che allora non c’era la tangenziale e che gli autocarri provenienti da Reggio, dovevano per forza circolare sulla circonvallazione d’allora, che era per appunto  via dei Cipressi.”
G. R. (Carpi): “Confermo il fatto in viale dei Cipressi. Il camionista tornò con in mano il cric…  e al caapo al s è faat in là in fuuga, primma èd ciapèer i…”
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Chissà da dove nasceva questo tipo di atteggiamento? La risposta che mi mi sono dato ò che probabilmente l’esempio fu da un qualche film americano di teddy boys. Mi hanno anche detto che la cosa era stata inventata dai ragazzi inglesi negli anni ’50.
Renato Cucconi: “Deriva dai film americàan, dell’epoca, che generalmèint i gniiven dèe al  Supercinema èd Gibertòun. A gh éera al pavimèint èd lèggn e tutt a baater i pée, quàand a gh éera dal séeni èd teddibòois. A gh éera quìi chi muntèeven su e i entrèeven ind i personàag’ al puunt da fèer la pèert aanch fóora dal cìnema. Mò a la fiin, quèll t èe cuntèe, l è stèe un epiṡòodi ridiccol! Maavro, te l cgnuss al tiip!”
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Ma la cosa però non finisce qui, storie simili sono successe anche in comuni vicini e tutti i testimoni assicurano che capitarono realmente.
Augusto Montanari (Soliera) ricorda: “Io conoscevo la stessa storia, ma si era svolta a Mirandola sulla strada Canaletto (MO – VR). Me la raccontò un amico di Mortizzuolo che era presente. Il protagonista dell’impresa, molto in auge anche allora, era il figlio di un facoltoso magliaio del posto. Costui si sedette nel bel mezzo del Canaletto con posa da capo indiano e, accesosi una sigaretta, stette lì muto in attesa. A parlare fu il complice all’arrivo del nerboluto camionista; quest’ultimo chiese appunto cosa fosse successo e questi ribatté: “Il capo fuma!” Ammutolito e spiacevolmente sorpreso, l’uomo tornò in cabina e ingranò la prima e il capo smise subito di essere tale e di fumare. Se non si fosse sbrigato a scansarsi… le conseguenze sarebbero state serie!
Dunque una storia molto simile.”
Isa Galantini (Novi) integra l’episodio, con una terza versione: “Successe con le stesse modalità raccontate anche a Novi, ma il capo (quello che fumava) era appunto di Novi e abita tuttora vicino a casa mia; ora è su una sedia a rotelle per ictus, anche se non è tanto vecchio (65 o poco più). I fatti avvennero a metà degli anni ’70 e l’episodio si chiuse quando quell’autotrasportatore spazientito scese con la catena in mano…”
Mauro D’Orazi
Esperto in Dialetto Carpigiano